UN GRANDE EVENTO PER GRANDI E BAMBINI IN ESCLUSIVA

Orario spettacoli:

SOLO LUNEDI 25 NOVEMBRE 2019

ORE 17:30/20:30

CINEFORUM 

diretto da Piercesare Stagni

ORE 19:30

Francesco è un ragazzino di 11 anni vispo e curioso. Abita con la mamma e a scuola va con piacere e con profitto. Crescere è questo. Ma è pure altro!...Francesco è più maturo dei suoi amici perché vive il peso di una separazione. Ma il motivo non è importante per Francesco. Per lui è importante l'assenza. E ne risente! L'unico suo desiderio è rivedersi tutti e tre stretti in un sorriso. E tiene questo Sogno ben custodito in sé. Unico altro a saperne è il nonno. ...Ma, in verità, Angelo non è l'unico. Complice del nonno è una strana "Creatura", silenziosa e misteriosa, che alla fine trasformerà quella Speranza in Realtà. Grazie a un compito scolastico e alle vacanze, nonno Angelo accompagna Francesco in un viaggio straordinario di Scoperta e di Consapevolezza: conoscerà il mondo magico dell'Acqua!... Ne coglierà l'Essenza. E apprenderà che l'Acqua non è solo quel liquido che beviamo meccanicamente, senza chiederci da dove viene. E gli sarà svelato l'arcano Segreto... La Semplicità e la delicata Armonia di un Mondo tanto diverso da quello artificiale che l'uomo si è creato, e ne comprenderà il profondo Significato per la Vita. Ne diverrà egli stesso amico e l'Acqua, riconoscente lo prenderà per mano, viaggiando insieme verso quel Sogno!

 

IN ESCLUSIVA

Orario spettacoli:

15 - 16 nov. ore 18

17 nov. ore 19:30

21-22-23 nov. ore 18

 repliche straordinarie per le scuole

a richiesta

Nel tentativo di ritrovare il figlio da tempo perduto e di sopravvivere ai rigori di un terribile inverno, Leonzio, il Grande Re degli orsi, decide di condurre il suo popolo dalle montagne fino alla pianura, dove vivono gli uomini. Grazie al suo esercito e all'aiuto di un mago, riuscirà a sconfiggere il malvagio Granduca e a trovare finalmente il figlio Tonio. Ben presto, però, Re Leonzio si renderà conto che gli orsi non sono fatti per vivere nella terra degli uomini.

«Questo film nasce dalla voglia di creare storie che vengono da leggende, che nascono dalla fantasia e che, al tempo stesso, appartengono alla nostra tradizione. Mi auguro che La famosa invasione degli orsi in Sicilia possa appassionare il pubblico di tutte le età e far conoscere questa meravigliosa opera di Buzzati ai bambini di oggi».

MYmovies.it

Tratto dall'omonimo romanzo di Dino Buzzati e presentato al Festival di Cannes nella sezione Un certain regard, La famosa invasione degli orsi in Sicilia - di cui mostriamo in anteprima trailer e poster ufficiali - sarà al cinema da giovedì 7 novembre, distribuito da BIM.

La regia è di Lorenzo Mattotti. A prestare le voci ai protagonisti troviamo, tra gli altri, Toni ServilloAntonio Albanese e Corrado Guzzanti. Con la straordinaria partecipazione di Andrea Camilleri

PROSSIMAMENTE

IL NUOVO FILM DI GABRIELE SALVATORES

Orario spettacoli:

14 NOVEMBRE ore 17:30-21

CINEFORUM ore 19

diretto da Piercesare Stagni

15 - 16 nov. ore 20:30

domenica 17 ore 21

21-22 nov. ore 20:30

24 nov. ore 21

Trieste. Vincent ha 16 anni e un grave disturbo della personalità, con il quale sua madre Elena si confronta da sempre. Col tempo ad aiutare Elena nell'impresa è sopraggiunto suo marito Mario, che ha imparato a voler bene a Vincent come ad un figlio e l'ha adottato legalmente. Ma quando sulla scena irrompe Willi, il padre naturale del ragazzo che ha abbandonato lui ed Elena alla notizia della gravidanza, quel poco di equilibrio che si era instaurato con un figlio gestibile a stento si rompe, e Vincent trova la via di fuga che cercava: si infila nel furgone di Willi, cantante da matrimoni e da balere soprannominato "il Modugno della Dalmazia", ora diretto verso una tournée nei Balcani.

Tutto il mio folle amore prende il titolo da un verso della canzone di Domenico Modugno "Cosa sono le nuvole", a sua volta titolo dell'episodio di Capriccio all'italiana diretto da Pier Paolo Pasolini.

Anche qui i protagonisti sono marionette del destino: Willi, Elena e Mario vengono infatti manovrati da Vincent che li trascina in un'avventura picaresca tra Slovenia e Croazia, impedendo loro di adagiarsi su una quotidianità fino a quel momento accettata come immutabile.

Per Gabriele Salvatores si tratta di un ritorno al road movie, suo genere del cuore, e del recupero di una libertà espressiva che, come in passato, prende la forma del viaggio iniziatico. Tutto il mio folle amore nasce dal romanzo "Se ti abbraccio non aver paura" di Fulvio Ervas, che a sua volta nasceva dalla storia vera di un padre e il suo figlio autistico in viaggio attraverso le Americhe.

Nel film di Salvatores l'America è molto più vicina e la malattia di Vincent non ha nome, ma comporta momenti imbarazzanti, sbalzi di umore, entusiasmi incontenibili e brusche frenate: non solo da parte del ragazzo ma anche di un padre che non ha mai voluto (o saputo) diventare adulto. Willi è "strano" tanto quanto Vincent, e a ben guardare è "strana" anche Elena, da cui il figlio ha ereditato non soltanto il bel viso. L'unico "normale" sembra essere Mario che però, con la sua concretezza meneghina, è ben cosciente che la "stranezza" arricchisce la sua vita altrimenti monotona, anche perché per mestiere - fa l'editore letterario - è sempre in cerca di un'originalità autentica nel raccontarsi.

Il viaggio di Vincent e Willi, e quello di Elena e Mario che li inseguono, va a demolire abitudini e preconcetti e apre la via a nuove geometrie affettive ed esistenziali. Con l'aiuto degli sceneggiatori Umberto Contarello e Sara Mosetti (che sospettiamo essere responsabile per la geniale virata finale del personaggio di Elena) Salvatores racconta questa "fuga in avanti" con grazia ed empatia, e le cadute nello stucchevole (che pure non mancano) sono compensate dalla cifra surreale del racconto e dal genuino entusiasmo di un regista che, alle soglie dei 70 anni, ritrova le sue radici cinematografiche e si reinventa, lasciandosi anche lui trascinare dalla fame di vita di Vincent. La professionalità di Salvatores si mette dunque a servizio dell'imprevedibilità del suo protagonista e lascia posto alle sorprese all'interno di un quadro tecnicamente ipercontrollato.

Tutto il mio folle amore non avrebbe potuto funzionare se non avesse funzionato il personaggio di Vincent, così convincente che ci si domanda se Giulio Pranno che lo incarna sia veramente disabile. E invece Pranno è un bravo attore al suo primo ruolo cinematografico, dotato di notevole carisma personale: spesso ricorda Leonardo DiCaprio nei panni di Arnie in Buon compleanno Mr. Grape.

Il trio di professionisti affermati che lo circonda fa generosamente da sponda alla sua energia vitale: Claudio Santamaria presta a Willi la sua fragilità e malinconia (e interpreta benissimo Modugno), Valeria Golino tira fuori la sua componente anarchica e inquieta, e Diego Abatantuono è garanzia di sollievo comico (e buon senso). Il resto lo fa una squadra di altissimo livello: Italo Petriccione alla fotografia, Massimo Fiocchi al montaggio e soprattutto Mauro Pagani, che abbina musiche originali bellissime ad una compilation godibile (benché un po' piaciona).

Ma quello che lo spettatore può portare a casa dopo la visione del film è la sensazione profonda di aver assistito a qualcosa di potente sfuggito al controllo razionale di Salvatores: quel cavallo pazzo che scalpita sotto la superficie composta delle immagini e che nemmeno il regista riesce a tenere a freno - dunque non può fare altro che allentare le briglia, con la gioia di farlo, finalmente. 

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IL NUOVO FILM DI DONATO CARRISI

Orario spettacoli:

UNA GRANDE PRIMA VISIONE

IN ESCLUSIVA

VENERDI 29 NOVEMBRE ore 18/20:30

SABATO 30 NOVEMBRE ore 18/20:30

DOMENICA 1 DICEMBRE ore 20:30

LUNEDI (CINECLUB) 2 DICEMBRE ore 18/20:30

CINEFORUM

LUNEDI 2 DIC. ore 19

diretto da Piercesare Stagni

Sono passati 15 anni da quando uno sconosciuto ha rapito Samantha Andretti mentre tornava a casa da scuola. Allora Samantha aveva solo 13 anni: ora invece è una giovane donna che, sfuggita al suo carceriere, si ritrova nell'ospedale Santa Caterina con una gamba ingessata e una flebo infilata nel braccio. Accanto a lei il dottor Green è lì per aiutarla a ricordare, dato che una droga psicotica iniettatale dal rapitore le circola ancora nel sangue, alterandole la memoria. "Questo è un gioco?", ripete Samantha. E in effetti quella che ha inizio è una caccia al tesoro, in cui a cercare il colpevole non è solo il dottor Green ma anche Bruno Genko, un investigatore privato in procinto di morire tormentato dal senso di colpa per non aver saputo salvare Samantha all'epoca del suo rapimento. Riusciranno a trovare il cattivo, di cui si sa solo che va in giro travestito da coniglio?

Dopo l'esordio con La ragazza nella nebbia Donato Carrisi torna dietro la cinepresa per portare sul grande schermo un altro suo best seller, L'uomo del labirinto.

Questa volta la regia è più disinvolta, così come è più sicura la direzione degli attori: Toni Servillo, coprotagonista nel ruolo di Genko come lo era ne La ragazza nella nebbia, è qui più controllato e meno gigione, e Dustin Hoffman nei panni del dottor Green mette a frutto la sua lunga esperienza di interprete raffinato. Più caricati invece Valentina Bellè (Samantha) e alcuni comprimari, come Orlando Cinque (il poliziotto Bauer).

Anche per questa seconda regia Carrisi si circonda saggiamente di professionisti di mestiere, come Massimo Quaglia al montaggio e Federico Masiero, già responsabile di La ragazza nella nebbia, direttore della fotografia che curiosamente proviene soprattutto dalla commedia italiana popolare. Una nota di merito particolare va alla costruzione del sonoro, che crea effetti acustici percepibili in sala. Carrisi attinge ancora una volta a piene mani da tutto il cinema (e la serialità televisiva) di genere, in particolare quello di Dario Argento (la sequenza nella camera di Linda, l'estimatrice di unicorni, deve tutto al maestro del brivido), campiona Morricone, e assembla doviziosamente tutto l'immaginario pop che il grande pubblico apprezza. Il coniglio cattivo poi è un ovvio riferimento a Donnie Darko, anche se qui ha gli occhi a forma di cuore. La storia è ben costruita e si lascia seguire ma, come nel film precedente, è spesso ridondante e molto concentrata sulla volontà di spiazzare lo spettatore, aggiungendo anche un colpo di coda finale che dà il via ad una doppia lettura di tutta la vicenda precedente. La struttura labirintica della narrazione, legittimata fin dal titolo, può affascinare ma anche confondere, e crea un effetto straniante che è consono alla storia, ma mette a dura prova chi tenta di seguire le contorsioni della trama. E la tecnica registica rischia di apparire più di maniera che di stile.

La chiave di lettura più interessante riguarda i cosiddetti "figli del buio" (al punto che poteva essere quello il titolo della storia), ovvero i bambini rapiti traumatizzati dall'esperienza, e portati a perpetuare all'infinito (come in un labirinto che "non ha inizio e non ha fine") il loro trauma. Ma Carrisi è troppo impegnato ad accendere fuochi d'artificio per esplorare in profondità le tematiche più impegnative, accontentandosi della sua consumata abilità di costruttore di incastri e di suggeritore di incroci.

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